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Denaro che dà buoni frutti: la banca etica
I nostri risparmi non sono fermi in banca: finanziano l’economia, spesso sostenendo attività che potrebbero essere contrarie ai nostri princìpi. La buona notizia è che possiamo scegliere!
Forse non ne avete idea, oppure un po’ lo sapete ma non vi ci soffermate troppo, ma le banche non sono enormi casseforti chiuse a chiave che tengono al sicuro i nostri soldi finché non li preleviamo.
Dal momento in cui versiamo i soldi sul conto, fino a che li preleviamo, legalmente le banche ne diventano proprietarie: significa che possono farne quello che meglio credono e li usano per fare investimenti e generare profitti.
Quindi i nostri soldi girano e ‘fanno girare l’economia’. Ma gli investimenti di molte banche potrebbero non riflettere i nostri valori. Non so voi, ma sapere che i miei risparmi vengono usati per finanziare armi e, per estensione, proprio quelle guerre che tanto ci indignano quando le vediamo in TV, oppure allevamenti intensivi, fonti fossili o aziende che inquinano..., beh, non mi sta bene.
Tuttavia la trasparenza di queste operazioni è ai minimi storici, come segnalato da numerosi osservatori, e recenti proposte di legge a livello nazionale ed europeo rischiano di peggiorare di molto la situazione.
Ma vediamo intanto come funzionano le banche, quali sono quelle che finanziano aziende senza applicare alcun filtro ai commerci che stanno facilitando e come possiamo evitare di essere complici.
Cosa fanno le banche con i tuoi soldi
Quando versiamo i nostri soldi in banca, di fatto, gliene concediamo legalmente la proprietà e il diritto di disporne, investirli e trarne profitto come meglio crede (salvo il loro obbligo legale di restituirceli, limiti di prelevamento permettendo, su nostra richiesta).
Il principio, in Italia, è stabilito dall’art. 1834 ‘Depositi di denaro’ del codice civile. I nostri fondi, pertanto, diventano parte del patrimonio della banca ed essa riutilizza le somme versate per investirle o farle fluire in altro modo. Le banche hanno infatti un ruolo centrale nell’economia, agendo come intermediari tra chi ha del denaro (i risparmiatori) e chi lo necessita (privati e imprese).
Oltre alle proprie spese di gestione (affitti, salari, marketing) e ad una piccola quota di copertura delle esigenze di liquidità e rispetto degli obblighi di riserva, regolamentata dalla banca centrale, le banche li utilizzano per concedere prestiti a cittadini, enti pubblici e imprese (mutui o prestiti per auto, per esempio) e investimenti finanziari (titoli azionari o obbligazionari emessi da imprese e governi), fondi comuni di investimento, proprietà immobiliari o altre attività finanziarie come i futures, le opzioni e le criptovalute (in Italia accettano Bitcoin Banca Sella, Fineco e Hype).
Da notare che tali investimenti comportano anche rischi, come quello di insolvenza della banca, di inflazione e di perdite finanziarie. Per mitigare questi rischi, consiglia Finanza ibrida, “è importante valutare i prodotti finanziari offerti dalle banche prima di depositare i propri soldi, tenere traccia dei propri depositi e monitorare regolarmente i saldi del conto per garantire che i propri soldi siano al sicuro”.
In sommi capi, il nostro denaro ‘gira’ sui mercati, finanziando proprietà, attività, trading e commerci, e genera un profitto per la banca, che guadagna dal differenziale tra gli interessi che paga ai risparmiatori (noi) sui depositi e quelli che guadagna sui prestiti e gli investimenti che fa con quei soldi.
Ci sembra sensato: in cambio della sicurezza di riavere il nostro denaro, la banca li riutilizza per trarne il profitto che le serve per esistere. Eppure, come ogni cosa, non è affatto così semplice e i modi in cui ne trae profitto potrebbero non trovarci d’accordo.
Le ‘banche armate’
Negli ultimi anni, sempre più persone si sono indignate e mobilitate (con bandiere, post sui social o manifestando anche molto apertamente), chiedendo ‘azioni concrete’ ai propri governi per porre fine alle guerre più mediatizzate, Ucraina e Palestina (chissà perché il Sudan non interessa a nessuno), ma forse non tutti sanno che a finanziarle siamo anche noi! Ma andiamo con ordine.
L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022 ha accelerato la corsa mondiale agli armamenti. Secondo i dati dell’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace (SIPRI) con sede a Stoccolma, la spesa militare globale ha raggiunto un record di 2.443 miliardi di dollari nel 2024, otto volte più di quanto stanziato alla Cop 29 di Baku per contrastare il cambiamento climatico.
Secondo uno studio dell’International Peace Bureau la metà dei fondi stanziati dai governi a livello globale per le forze armate sarebbe sufficiente per fornire assistenza sanitaria di base a tutti gli abitanti del pianeta e per ridurre significativamente le emissioni di gas serra. L’analisi traduce il costo di specifici armamenti in termini di beni e servizi sanitari: una fregata europea multiuso (FREMM) equivale al salario di 10’662 medici per un anno (media paesi OCSE); un caccia F-35 equivale a 3’244 letti di terapia intensiva; un sottomarino nucleare classe Virginia costa quanto 9’180 ambulanze.
E d’altro canto, l’Agenda per il Disarmo, il piano delle Nazioni Unite per la sicurezza integrale, mostra come la proliferazione delle armi, anche nei paesi non in guerra, influenzi negativamente tutti gli ambiti della vita umana.
Intanto tra Ucraina e Palestina i mercati hanno iniziato a scommettere sui produttori di armi, le cui azioni hanno raggiunto livelli record, come riporta un’analisi del Financial Times mostrando che il portafoglio ordini per nuovi armamenti ha raggiunto livelli record nel 2022 e nella prima metà del 2023.
A rendere possibile il finanziamento di questa macchina bellica ci sono innanzitutto le banche, senza i cui prestiti e investimenti il settore collasserebbe su sé stesso, afferma L’Indipendente, che spiega “il settore bancario non si limita a intermediare capitali, ma influenza direttamente lo sviluppo dei conflitti globali. […]
Le banche forniscono capitale liquido, garanzie e accesso ai mercati internazionali, senza i quali molte aziende belliche non potrebbero sopravvivere. Inoltre, le banche agiscono come mediatori tra gli Stati e le industrie belliche, facilitando transazioni che spesso restano nell’ombra. I governi possono ad esempio acquistare armamenti attraverso finanziamenti agevolati, mentre le aziende possono espandere le loro operazioni grazie a prestiti bancari e emissioni obbligazionarie garantite dagli istituti finanziari”.
A livello globale, nei soli 3 anni tra il 2020 e il 2022, almeno 959 miliardi di dollari sono stati destinati all’industria della difesa da parte di banche, fondi di investimento e assicurazioni, come dimostra lo studio di Fondazione Finanza Etica e Global Alliance for Banking on Values (GABV). Le cifre potrebbero essere sottostimate, in quanto basate su dati pubblici limitati.
Lo studio è molto illuminante e ve ne consiglio la lettura. Ma in breve:
I primi 12 istituti finanziari che investono nei produttori di armi sono statunitensi e contribuiscono con più della metà dell’investimento totale.
I primi 10 investitori europei hanno contribuito complessivamente con 79 miliardi di dollari, pari all’8% del totale.
BNP Paribas - Francia - $14miliardi
Deutsche Bank -
Germania - $13miliardi
Crédit Agricole -
Francia - $10miliardi
Société Général -
Francia - $7miliardi
UBS – Svizzera -
$7miliardi
Barclays - UK -
$6miliardi
Groupe BPCE - Francia -
$6miliardi
Legal & General -
UK - $5miliardi
Santander - Spagna -
$5miliardi
Banco Bilbao Vizcaya
Argentaria - BBVA - Spagna - $5miliardi
I primi 5 investitori della regione Asia-Pacifico provengono tutti dal Giappone. Hanno investito 45 miliardi di dollari, pari al 5% del totale degli investimenti.
Tra i primi 100 istituti finanziari, che contribuiscono complessivamente all’89% del finanziamento totale al settore delle armi, non ci sono investitori provenienti dall’Africa o dall’America Latina.
Secondo un rapporto di PAX, inoltre, le 15 maggiori banche in Europa investono (attraverso prestiti e sottoscrizioni) in aziende di armamenti che vendono armi a stati coinvolti in violazioni dei diritti umani o conflitti armati. L’importo totale investito è di 87,72 miliardi di euro.
E in Italia?
In Italia, la legge 185/90 prevede l’obbligo per gli istituti bancari di dichiarare le operazioni finanziarie legate all’export di armi al Ministero dell’Economia. Una legge che è da anni uno degli strumenti normativi chiave per il controllo sulle esportazioni di armi italiane.
Nel 2023, il governo di Giorgia Meloni ha predisposto un disegno di legge (Atto Senato n. 855), che apporterebbe, secondo i promotori, solo «alcuni aggiornamenti» alla legge «al fine di rendere la normativa nazionale più rispondente alle sfide derivanti dall’evoluzione del contesto internazionale».
Tuttavia, ha subito evidenziato la Rete italiana pace e disarmo, il disegno di legge crea notevoli preoccupazioni perché «rischia di mettere gli affari armati prima dei diritti». E soprattutto perché smantellerebbe i punti più rilevanti della legge, puntando a ridurre al minimo l’informazione e la trasparenza.
Le banche italiane hanno un ruolo chiave nel sostenere l’industria bellica (il database annuale del SIPRI colloca l’Italia al 6° posto nell’esportazione di armi, dopo la Germania, ma prima del Regno Unito), fornendo capitali, prestiti e servizi finanziari ai produttori di armi.
Il progetto ZeroArmi, (nato dalla collaborazione tra la Rete Italiana Pace e Disarmo e la Fondazione Finanza Etica) analizza il livello di coinvolgimento delle 9 principali banche italiane per flusso di cassa nel 2021 (con l’inclusione di Banca Etica, Iccrea Banca e Cassa Centrale Banca, considerate per il loro diverso approccio finanziario), tramite indicatori specifici su finanziamenti diretti, partecipazioni azionarie e supporto logistico all’export di armamenti.
I punteggi vanno da zero (assenza totale di coinvolgimento) a 75 punti (esposizione elevata senza trasparenza). Le banche con un punteggio tra 0 e 5 mostrano un coinvolgimento nullo o minimo, quelle tra 20 e 40 un’esposizione moderata, quelle oltre i 40 punti un sostegno significativo al settore bellico.
Banca Etica è risultata l’unica priva di qualsiasi coinvolgimento nel settore militare. Mentre «le due banche tradizionali con il maggiore flusso di cassa, Intesa Sanpaolo e Unicredit, si posizionano all’interno della terza fascia (40-60) a conferma del loro storico ruolo di protagoniste strutturali nel settore, con un coinvolgimento significativo».
Altri istituti come Cassa Centrale Banca, Bper e Banco Bpm mostrano livelli di coinvolgimento ridotti, con una valutazione inferiore ai 20 punti, mentre altri come Banca Mediolanum, Crédit Agricole Italia, Mediobanca e, nella parte più alta, Banca Popolare di Sondrio (che ha aumentato massicciamente i suoi investimenti con un balzo del +60% nel 2022 rispetto all’anno precedente) si collocano in una fascia intermedia (dai 20 ai 40 punti).
Dal 2023, anno che ha visto un lieve calo di esportazioni, sono inoltre entrate in scena alcune banche locali, come la Banca Valsabbina e la Banca di Credito Cooperativo di Barlassina, riporta L’Indipendente. Con importi più bassi anche tre istituti controllati dallo Stato: Mcc (6,5 milioni), Sace (2,85 milioni), Banca Mps (2,6 milioni). Perfino Poste Italiane, per 313’106 euro.
Dai dati 2019-2023 ben riassunti da L’Indipendente, emerge come Nordafrica e Medio Oriente siano state le principali destinazioni, con vendite di armamenti a Egitto, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Tra le principali aziende beneficiarie (dati 2021) Leonardo, che ha assorbito oltre il 55% dell’export, Fincantieri (20,36%) e Iveco Veicoli da Difesa (3,93%)”.
Tra l’altro, denuncia Osservatorio Diritti, l’export degli ultimi anni si concentra in ”aree del mondo ad altissimo rischio di violazioni dei diritti umani (basti pensare ai Paesi impegnati nella guerra in Yemen, all’Egitto di al-Sisi o alla Turchia di Erdogan). Ebbene, vendere armi in zone così “calde” è vietato dalla legge 185/1990, così come dalla […] Costituzione.”
E se non ci stesse bene? Le banche etiche
Naturalmente, oltre al finanziamento delle armi, le banche ‘tradizionali’ possono sostenere anche altri settori con i quali potremmo non essere d’accordo, come aziende che sfruttano gli animali in allevamenti intensivi, che non rispettano i diritti dei lavoratori oppure il gioco d’azzardo o le fonti fossili.
Nel periodo 2016-2021, per esempio, le sole banche francesi hanno investito 352 miliardi nelle fonti fossili. Inimmaginabile la cifra che dovrebbe uscire potendo fare un simile conteggio a livello globale!
La buona notizia è che una soluzione per non essere complici e per non alimentare con i nostri soldi questi commerci c’è: depositare i soldi in una banca etica. Sembra un ossimoro, ma è quantomai concreto e reale.
Una banca etica è un istituto di credito che, nella pratica, per il risparmiatore è identico agli altri. Hai un conto salario, un conto risparmio, una tessera di prelevamento, un e-banking, una carta di credito, etc. Il tuo denaro frutta (o meno) qualche piccolo interesse e lo puoi usare esattamente come hai sempre fatto, senza accorgerti di nulla.
Tuttavia, tu sai che stai finanziando solo attività etiche e puoi dormire tranquillo. Prima di ogni investimento o prestito, infatti, la banca etica si chiede “quale impatto ha questo finanziamento sulle persone, sulla società e sull’ambiente?”
In linea generale, le banche etiche:
✅ Non finanziano attività legate ad armi, gioco d’azzardo o
sfruttamento ambientale.
✅ Sostengono progetti sociali,
imprese sostenibili, agricoltura biologica, energie rinnovabili.
✅
Pubblicano la lista dei finanziamenti, per trasparenza.
✅ Sono
spesso cooperative: chi deposita i soldi può partecipare alle scelte
strategiche.
Le banche etiche sono spesso attive anche nel Microcredito, generalmente nei paesi ‘in via di sviluppo’: erogano un piccolo prestito a persone svantaggiate che, non disponendo di adeguate garanzie, non riuscirebbero ad ottenere credito dalle banche tradizionali. In questo modo si offre loro la possibilità di uscire da una condizione di povertà, avviando una piccola attività per mantenere la famiglia.
“Attenzione: una banca etica non è una banca ‘buonista’. Fa il suo lavoro, presta denaro, valuta i rischi, chiede garanzie. Ma lo fa con un criterio in più, che spesso manca altrove: la coerenza con i valori umani” spiega nel suo blog Max Pinzuti (consulente del credito a Reggio Emilia), che cito perché si chiede una cosa molto simpatica “ma allora, perché non sono tutti clienti di una banca etica?” e si risponde con alcune ipotesi: perché non la conoscono, perché pensano che sia solo per ambientalisti convinti o cooperative sociali o magari pensano che sia meno ‘sicura’ (e, aggiungerei io, anche perché molti sposano proprio gli stessi valori delle banche tradizionali).
Eppure non è così, prosegue Pinzuti, “negli anni, queste banche hanno dimostrato solidità, coerenza e anche numeri interessanti.”
Investire certificati spiega addirittura come, proprio per la sua natura, una banca etica possa essere più sicura, per gli investitori: “la differenza del sistema Banca Etica consiste nella sua adesione [...] ad una diversa scala di valori rispetto a quella di qualunque altro istituto di credito. Una banca con una scala di valori siffatta è anche una banca più sicura. Infatti il microcredito raramente lascia buchi di gestione, è per sua natura molto meno rischioso. [...] Non ci sono grandi investimenti con grandi rischi, la piccola diversificazione abbassa molto il rischio.”
In conclusione, dice ancora Pinzuti, la banca etica non è una favola, ma qualcosa di reale, “ed è la dimostrazione concreta che la finanza può essere uno strumento a servizio delle persone, non solo del profitto”
La BAS, in Svizzera
In Svizzera, c’è la Banca Alternativa Svizzera (BAS o ABS). In linea con il suo approccio sociale ed ecologico, la BAS rinuncia a massimizzare gli utili e mette i suoi principi guida etici sempre al primo posto, come stabilito nelle Linee guida e negli Statuti.
Il denaro viene investito a lungo termine in progetti e imprese con un’impronta sociale ed ecologica e tutti i crediti sono pubblicati in modo trasparente. La BAS è coerente anche per le condizioni di lavoro: si adopera a favore della parità di genere e si astiene dall’adottare un sistema di bonus. Basandosi su questi capisaldi etici, offre i servizi abituali di una banca di credito, di risparmio e d’investimento, rifiuta consapevolmente l’investment banking, la negoziazione di titoli per conto proprio e le speculazioni di borsa che pregiudicano il bene comune.
Ma il suo impegno si vede anche nei piccoli dettagli: la tessera bancaria è in Parley Ocean Plastic®, cioé fabbricata a partire da rifiuti plastici riciclati raccolti da Parley su isole, coste ed ecosistemi marini vulnerabili; le (poche) lettere che invia su carta riciclata e le finestrelle trasparenti delle buste in materia vegetale biodegradabile.
La Banca Etica, in Italia
Il sito di Banca Etica inizia con lo slogan ‘l’interesse più alto è quello di tutti’ e mette subito in chiaro i suoi obiettivi di investimento: 0,00 euro in fonti fossili, armi, allevamenti intensivi, gioco d’azzardo, paesi che violano i diritti umani. Finanzia esclusivamente progetti che producono impatti sociali ed ambientali positivi.
Banca Etica, per esempio, ha creato i prestiti obbligazionari etici, che permettono di finanziare iniziative capaci di generare benefici sociali e ambientali concreti, per esempio:
-
Transizione ecologica:
impianti a energia rinnovabile, efficienza energetica, mobilità
sostenibile;
-
Inclusione sociale: microcredito,
diritto alla casa, supporto a persone svantaggiate;
- Economia solidale: agricoltura biologica,
commercio equo, imprese sociali e culturali.
Banche etiche nel mondo
Ecco una lista ( non esaustiva, in quanto si basa sulle banche che sono membri GABV, tra le quali non figura, per esempio, alcuna banca francese*) delle banche etiche nel mondo. Dettagli e caratteristiche chiave di ognuna li trovate nello studio Finanza per la Guerra. Finanza per la Pace.
3Bank (Serbia)
ACBA (Armenia)
Alternative Bank Schweiz / Banca
Alternativa Svizzera (Svizzera)
Amalgamated Bank (USA)
Australian Mutual Bank (Australia)
Banca
Etica (Italy and Spain)
Banco Ademi (Dominican Republic)
Banco Codesarrollo (Ecuador)
Banco de Antigua (Guatemala)
Banco Mundo Mujer (Colombia)
Banco Popular de Honduras (Honduras)
BancoSol (Bolivia)
Banfondesa (Repubblica Domenicana)
Bank Australia (Australia)
Bank Muamalat (Malesia)
Bank of Palestine (Palestina)
Beneficial State Bank (USA)
BRAC Bank (Bangladesh)
Caisse d’Économie Solidaire
Desjardins (Canada)
Caja Arequipa (Peru)
Centenary Bank (Uganda)
Center-Invest (Russia)
Charity Bank (UK)
City First Bank (USA)
Civic Federal Credit Union (USA)
Clearwater Credit Union (USA)
Climate First Bank (USA)
Cooperativa Abaco (Peru)
Cooperative Bank of Karditsa (Grecia)
Credit Human (USA)
Credo Bank (Georgia)
Cultura Bank (Norvegia)
Dai-Ichi Kangyo Credit Cooperative
(Giappone)
Ecology Building Society (UK)
Ekobanken (Svezia)
ESAF Small Finance Bank (India)
Finca DRC (Repubblica Democratica del
Congo)
First MicroFinance Bank Tajikistan
(Tajikistan)
First Microfinance Bank-Afghanistan
(Afghanistan)
Freie Gemeinschaftsbank Genossenschaft
(Svizzera)
G&C Mutual Bank (Australia)
GLS Bank (Germania)
Integral (El Salvador)
Kindred Credit Union (Canada)
Kompanion Bank (Kyrgyzstan)
LAPO Microfinance Bank (Nigeria)
MagNet Bank (Ungheria)
Merkur Cooperative Bank (Danimarca)
Muktinath Mikas Bank Ltd. (Nepal)
National Cooperative Bank (USA)
NMB Bank Limited (Nepal)
North East Small Finance Bank (India)
Opportunity International Savings and
Loans Ghana (Ghana)
SDB Bank (Sri Lanka)
SIPEM Banque (Madagascar)
Southern Bancorp (USA)
SozialBank (Germania)
Spring Bank (USA)
Summit Credit Union (USA)
Sunrise Banks (USA)
Teachers Mutual Bank Limited
(Australia)
TISA - Teachers Savings and Loan
Society (Papua New Guinea)
Triodos Bank (Paesi Bassi, Belgio, UK,
Spagna, Germania)
Umweltbank (Germania)
Unity Trust Bank (UK)
Vancity Credit Union (Canada)
vdk bank (Belgio)
Verity Credit Union (USA)
Visión Banco (Paraguay)
VSECU/NEFCU (USA)
XacBank (Mongolia)
* Per una lista delle banche francesi più etiche, come La Nef, Helios o onlyone, si suggerisce una ricerca specifica. Recenti graduatorie delle banche etiche francesi, si trovano per esempio a questo link oppure qui.
Approfondimenti e note
Oltre
ai link su banche e finanza in genere, che trovate nell’articolo e
che mi sono stati preziosi per parlare di un settore che non è il
mio, trovate qui sotto una carrellata parziale di media che trattano
nello specifico il tema del coinvolgimento delle banche col settore
delle armi. Dalla Finanza alla Chiesa, ecco chi ne parla… .
Alcuni
link sono di particolare interesse per chi volesse monitorare la
situazione in futuro o informarsi più dettagliatamente.
Maggiori informazioni sul sito Banche Armate
Finanza Disarmata – Report ZeroArmi
Ecco come apparivano le liste (che forse non vedremo più) degli investimenti bellici delle banche. Esportazioni definitive per istituto di credito – Riepilogo generale 2024
Vatican News, 31 ottobre 2025, Stefano Leszczynski Per l’UE investire in armi diventa ‘sostenibile’. La denuncia di Banca Etica
L’Indipendente, 28 maggio 2025, Antonio De Falco Come le banche e la finanza nutrono la guerra: intervista a Giorgio Beretta
L’Indipendente, 19 aprile 2025, Stefano Baudino Banche armate in Italia: cosa c’è da sapere e quale scegliere per non essere complici
Osservatorio Diritti, 13 marzo 2025, Irene Masala Banche armate: ZeroArmi fa luce sugli istituti di credito italiani
Il Fatto Quotidiano, 13 Febbraio 2025, Giulio Da Silva Banche armate, ecco chi fa affari miliardari
La voce della Sera, 13 febbraio 2025, Giulio Da Silva Banche armate, ecco chi fa affari miliardari
Radio Onda d’Urto, 6 febbraio 2025 Rapporto ZeroArmi: “sempre più risorse al settore militare” e a Verona torna la fiera delle armi
Rete Italiana Pace e Disarmo, 4 febbraio 2025, Coordinamento Campagne ZeroArmi: valutazione dell’esposizione bancaria italiana verso l’industria delle armi
Valori.it – notizie di finanza etica ed economia sostenibile, 4 febbraio 2025 Qual è l’esposizione delle banche italiane verso l’industria delle armi
Fortune Italia, 29 febbraio 2024, Alessandro Pulcini Da banche e finanza mille mld per le armi in 3 anni. La top 10 europea
Vatican News, 29 febbraio 2024, Valerio Palombaro Finanza e armi, record di mille miliardi di dollari a sostegno dell’industria militare
Milano Finanza, 24 febbraio 2024, Elena Dal Maso Chi sono le 10 banche che finanziano di più le armi e le 10 che hanno disinvestito
Osservatorio Diritti, 31 gennaio 2024, Giorgio Beretta Esportazione di armi, il governo Meloni smantella la legge: addio trasparenza
