Consigli ultra-pratici per trasformare le piccole abitudini quotidiane in gesti d'amore per la nostra salute, gli animali, le piante, il pianeta.

...finalmente pioggia!
Sotto la pioggia con stile. Ombrelli, mantelle, stivali a minor impatto ambientale oggi sul mercato senza sacrificare l’estetica.
Dopo tanta calura, mancanza d’aria e siccità non si può non gioire dell’arrivo della pioggia. Con i consigli di questo articolo, anche chi non ama le giornate uggiose troverà piacevole uscire di casa, attrezzato di ombrelli, mantelle e stivali divertenti, alla moda e soprattutto sostenibili.
Personalmente amo la pioggia e ancor di più, quando so di potermi affidare a materiali naturali o innovativi, evitando gli ormai classici ‘plasticoni’, potenzialmente tossici per noi e per l’ambiente e quasi usa e getta, in commercio negli ultimi 60 anni.
Quando è arrivato il cucciolo in casa, ho dovuto informarmi e acquistare quanto mi serviva per uscire sotto la pioggia anche per un’ora a camminare per prati e parchi, in quanto con al guinzaglio un cane di 40kg e un po’ emozionale, l’ombrello non è un’opzione...
Ecco quindi alcune proposte per tutti i gusti e per tutte le necessità, per una ‘moda pioggia sostenibile’ uomo, donna, bambino… e cane!
1. L’ombrello è durevole, locale, riciclabile o riciclato

Un oggetto apparentemente banale come un ombrello è in realtà composto da diverse parti legate e difficilmente separabili: manico, asta, stecche, cupola, rosetta, puntali, sorgetti, cappellotto… tutti in materiali diversi. Singolarmente in teoria sarebbero riciclabili ma in pratica no, in quanto raccolta e disassemblaggio risultano troppo costosi.
Ecco perché, in mancanza di disposizioni di produzione e di smaltimento, gli ombrelli finiscono regolarmente in discarica o abbandonati tra i rifiuti e per le strade di tutto il mondo..
Se aggiungiamo il fatto che spesso è di scarsa fattura, e quindi quasi usa e getta, e prodotto, in tutto o in parte, in altri continenti con un forte impatto anche in termini di trasporto, materie prime, energia e acqua, non stupisce che siano diventati un problema ecologico.
Ogni anno nel mondo circa 1 miliardo (!) di ombrelli viene gettato: circa 240 mila tonnellate di metallo, senza contare le tele in poliestere, che impiegano più di un secolo per decomporsi.
Ma non solo. Un ombrello, spiega L’Ombrellificio Torinese, contiene mediamente una varietà di altri materiali e sostanze: Metallo (acciaio, zinco, nichel, stagno, piombo, cromo, cadmio, fosforo), legno (e collanti), verniciature e finiture (cromo, ftalati), tessuti (poliesteri, poliammidi, poliacrilonitrili), plastiche (polistirene, polivinilcloruri, policarbonati).
Insomma, 1 persona su 8 butta un ombrello almeno una volta all’anno: una catastrofe ambientale tra le tante altre. Una volta c’era l’ombrellaio, che girava per i paesi e aggiustava gli ombrelli, artigianali e di buona fattura, che così duravano una vita. C’è ancora, in alcuni luoghi del mondo, ma molti preferiscono spendere anche di più per comprarne uno nuovo, di bassa qualità.
Oggi sempre più aziende cercano di dare una risposta a questo problema. Ecco qualche idea:
- Biosughero – propone un ombrello vegan con manico in legno e cupola in sughero naturale, un materiale che non richiede il taglio del legno. Il sughero, infatti, viene decorticato dal fusto dell’albero ogni 9-12 anni e poi lasciato a rigenerarsi.
- Tozzi Ombrelli – realizza Ombrelli Artigianali made in Italy con manico in legno e cupola in cotone di alta qualità trattato per resistere alla pioggia. In questo modo si sostengono gli artigiani locali e si contribuisce a preservare le tradizioni manifatturiere italiane. È possibile anche personalizzare la cupola con un logo o un nome e acquistarne in maggior quantità a un prezzo inferiore.
- Green Philosophy – propone ombrelli solo in numero importante (da 20 a 300 pezzi a seconda del modello), per aziende o matrimoni, per esempio, in legno con cupola in sughero, in cotone o in R-PET (Recycled PET) ottenuto dal riciclo di bottiglie in PET.
Attenzione: alcuni ombrelli ‘in materiali naturali’ che si trovano in commercio contengono dettagli in plastica (come i puntali) o addirittura osso, avorio, oppure un supporto in nylon che sono completamente evitabili. Prova ne è che altri non li hanno, quindi si può farne a meno. Evitateli se volete un prodotto senza plastica (e cruelty free), altrimenti che senso ha.
Vi sono poi sempre più aziende che, insieme ad ombrelli in materiali sintetici e plastici vergini, propongono una linea o alcuni modelli in R-PET (per esempio la linea Perletti Green) o ecorepel® privo di PFC a base di paraffine biodegradabili (per esempio Foresta Magica di Strotz).
Il PET riciclato sta sostituendo quello vergine in quanto permette di ridurre l’impronta di CO2 legata alla produzione. Tuttavia, ricercatori della Brunel University di Londra hanno verificato che le bevande imbottigliate utilizzando R-PET possono contenere concentrazioni più elevate di sostanze chimiche potenzialmente dannose come gli interferenti endocrini. Per ovviare a questa criticità, occorre valutare attentamente la sicurezza del processo di riciclaggio e incentivare un sistema di riciclaggio e riutilizzo a circuito chiuso, oltre che a un controllo rigoroso del prodotto finito.
Certo, dall’ombrello non bevi, ma se questo materiale può veicolare sostanze tossiche nell’acqua, perché rischiare che lo faccia anche nella pioggia (o nelle gocce che ristagnano sul telo) che poi scorre nei terreni etc. Serviranno certo più studi, ma intanto per gli ombrelli esistono facili alternative certamente meno tossiche. E lascerei il riciclo della plastica a quei prodotti che non hanno ancora (o non sono ancora tornati) a una produzione, uso e smaltimento sostenibili (vedremo quali sono - secondo me - in un prossimo articolo).
2.L’impermeabile è durevole, riparabile e riciclato

Iniziamo subito col chiarire che vanno assolutamente evitate le terribili mantelline di plastica monouso (se venite sorpresi dalla pioggia in città, piuttosto bagnatevi, tanto poi vi asciugate!). Solo a titolo esemplificativo, pensate che ‘nella sola Hong Kong, in una stagione delle piogge possono essere abbandonati nell’ambiente oltre 14 milioni di esemplari.’ riporta la giornalista ambientale Letizia Palmisano su EconomiaCircolare.
Ma non si pensi che una mantellina di marca, un impermeabile o una giacca a vento ‘costosi’ e teoricamente durevoli siano meno impattanti.
‘Gli impermeabili sono tra i capi che contengono la maggiore quantità di materiali di origine petrolchimica. La plastica è praticamente onnipresente proprio per rendere impermeabili i tessuti.’
‘La produzione del poliestere (che nel 2007 ha superato il cotone come fibra principale nel mondo) rilascia nell’ambiente enormi quantità di CO2 e impiega moltissima acqua ed energia elettrica per il raffreddamento delle miscele.’ Spiega La Repubblica. Vanno poi aggiunti il trasporto, che comporta tonnellate di emissioni di CO2, e l’inquinamento ambientale dato dalla dispersione nell’ambiente dei rifiuti.
È quindi fondamentale considerare l'intero ciclo di vita del tessuto per valutarne l'eco-responsabilità. Dalla scelta delle risorse, alla produzione, dalla lunghezza del trasporto allo smaltimento o possibilità di riciclo.
Sempre più marchi propongono alternative meno dannose per l’ambiente e per la nostra salute e interamente vegane, senza piume d’oca. Sono realizzati con materiali innovativi o naturali, come bioplastiche biodegradabili o tessuti prodotti con fondi di caffé, con materiali sintetici riciclati come bottiglie di PET, prodotti eticamente o localmente e con grande attenzione alla durevolezza e alla riparabilità del prodotto.
- Ecoalf – propone diversi modelli di impermeabili uomo e donna, in 100% poliestere riciclato. Ha anche collezioni di abiti al 100% in cotone riciclato, testimoniando il suo impegno per l’economia circolare. Marchio interamente VEGAN e certificato B-Corp, con negozi fisici già Net Zero (il suo obiettivo è diventarlo interamente entro il 2030) con mobili in cartone. Attivamente impegnato con innumerevoli iniziative (al grido di BECAUSE THERE IS NO PLANET B®), finanzia progetti di pulizia degli oceani, come Upcycling the Oceans, nato con la Ecoalf Foundation nel 2015 e condotto in collaborazione con i pescatori in diverse aree del mondo, e di informazione climatica tramite cicli di conferenze, forum, summit, anche presso scuole e università.
- Picture – altra azienda molto impegnata per l’ambiente e il sociale, propone giacche impermeabili in 100% poliestere riciclato o circolare per uomo, donna e bambino. Inoltre propongono riparazioni a vita, sobrietà e decarbonizzazione, durevolezza e circolarità, condizioni di lavoro eque, produzione interamente PFC/PFAS free. Il loro impegno: fare ‘della sobrietà la nuova tendenza, la nuova norma economica e culturale. Ridurre, riparare, noleggiare, riutilizzare, riciclare.’
- Tentree – realizza abiti in tessuti sostenibili come la canapa, il tencel, il poliestere riciclato, il cotone biologico e il lino. Propone, per esempio, un elegante ‘Daily Parka’ da donna in 100% REPREVE® Recycled Polyester, PFC free. Oppure un ‘Rain Jacket’ da uomo in tessuto impermeabile e traspirante con trattamento DWR privo di PFC certificato Bluesign®, 100% poliestere riciclato, 75% TPU riciclato e fodera 100% poliestere riciclato certificato Bluesign®. Il marchio inoltre contribuisce all’economia circolare riprendendo vecchi abiti Tentree in qualsiasi condizione, per il riuso o il riciclo e li rivende a prezzi ridotti o vi permette di rivenderli in cambio di denaro o crediti Tentree. Potete inoltre donare per piantare alberi direttamente dal sito. L’azienda è certificata B-Corp.
- Flotte – propone mantelline e impermeabili in 100% poliestere riciclato / rPET, da donna, uomo e bambino. Dalla fondazione nel 2020 sono più di 2 milioni le bottiglie di plastica riciclate in impermeabili. Un sacco di bottiglie che non finiranno nell’oceano. Lo scopo dell’azienda è trasformare i nostri rifiuti domestici in una fonte di materie prime ad alto valore aggiunto. Flotte è certificata Oeko-tex Standard 100, GRS (Global Recycled Standard), e BSCI amfori per il lavoro etico, la sicurezza e salute sul lavoro, etc.
- Embassy of Bricks and Logs – piccolo marchio di giacche donna, fondato sul lavoro equo ed etico, 100% vegan approvato PETA. Dal 2019 ha sviluppato la sua imbottitura E100, un materiale che imita la piuma, realizzato con bottiglie in PET riciclate. Utilizza packaging in cartone riciclato, stabilimenti e spedizioni alimentati a energie rinnovabili o compensati ed è sempre alla ricerca di alternative migliori basate sul riciclo e rispettose dell'ambiente.
- Columbia Sportswear – propone diversi modelli interamente riciclati o innovativi. Per citare solo due esempi, giacche a vento come la Boulder Falls™ da donna, esterno e fodera in 100% poliestere riciclato e membrana con 25% di materiale di origine vegetale derivato da fondi di caffè oppure impermeabili ripiegabili e impacchettabili come Trailborne™ 2.5L da uomo, in 100% poliestere riciclato.
- Finisterre – propone impermeabili donna e uomo in poliammide riciclato e impermeabilizzazione senza PFC. Realizzano tutta la linea con materiali naturali certificati o con tessuti sintetici riciclati. In merito ai piumini imbottiti, l’azienda dichiara: ‘Non abbiamo mai utilizzato piume d'oca, preferendo lasciare le piume ai loro legittimi proprietari e optando per imbottiture sintetiche riciclate che, una volta bagnate, trattengono più calore rispetto alla piuma d'oca’. Inoltre, contribuiscono al lungo utilizzo, al riuso e al riciclo riparando i vostri capi Finisterre e rivendendoli di seconda mano. Finisterre è certificata B-Corp e contribuisce a proteggere gli oceani tramite la Fondazione che porta il suo nome.
- Maium – propone impermeabili perfetti per gli amanti della bici in città, che coprono anche il manubrio. Modelli donna, uomo e bambino in 100% poliestere riciclato, senza piume e cruelty-free, con copertura in PU biodegradabile. L’azienda è completamente PFAS-free, Cruelty-free, garantisce condizioni di lavoro eque e produce al 90% con materiali riciclati come PET e Nylon.
- Matt & Nat – garantisce prodotti 100% vegan, cruelty-free, riciclati. Come questo impermeabile donna in cotone e poliestere riciclato. È costantemente alla ricerca di nuovi e migliori materiali e si avvale di soluzioni innovative come il PVB (polivinilbutirrale) realizzato al 100% con resina di vetro riciclata proveniente da parabrezza e dichiara ‘stiamo sperimentando l'uso di fibre ricavate dalla buccia della frutta, che ci aiuteranno a spingerci ancora oltre con i nostri materiali. Inoltre, tutte le nostre fodere sono realizzate al 100% con bottiglie di plastica riciclate.’
Sulla strada giusta per una transizione 100% riciclata/naturale anche Patagonia, Fjäll Räven, Helly Hansen; The North Face (PFC free su tutta la linea dal 2023 e produzione in gran parte con materiali riciclati); Save the Duck (marchio etico, sostenibile e 100% animal free, ha creato l’imbottitura PLUMTECH® senza piume d’oca e propone impermeabili donna, uomo e junior in 100% poliestere riciclato). Tuttavia, per quanto apprezzati dal pubblico, non abbiamo evidenza che la produzione sia interamente riciclata o naturale.
3.Gli stivali da pioggia sono di caucciù naturale
Se una volta erano relegati al lavoro, come il giardinaggio, la pesca o la caccia, oggi sono sempre più un accessorio moda, come testimonia il fatto che pure Kate Middleton li sfoggia con il suo stile impeccabile.
Quindi anche per noi esseri comuni, non più solo calzature di utilità per passeggiare con il cane nei giorni di pioggia, ma anche per girare in città.
Ecco quindi che al termine italofono ‘galosce’, si va preferendo il termine nordico e più elegante ‘stivali Wellington’ oppure semplicemente stivali da pioggia o stivali di gomma.
Bisogna però fare un distinguo importante, perché il linguaggio comune li chiama ‘stivali di gomma’, sia che siano di PVC, SEBS o altri materiali provenienti da fonti fossili, sia che siano di vera gomma, ovvero di caucciù naturale, meglio se proveniente da foreste gestite sostenibilmente (FSC), inoltre è anche riciclabile e le aziende più attente ritirano le paia usate.
Oltre all’origine dei materiali, a rendere insostenibili i primi sono anche le sostanze potenzialmente tossiche con le quali vengono trattati e che è meglio evitare anche per la nostra salute, come ftalati (ammorbidenti) e PFAS (impermeabilizzanti), spesso usati per trattare le materie plastiche.
Ma siccome noi non ci accontentiamo delle cose fatte a metà, facciamo attenzione anche al rivestimento interno, ancora troppo spesso in tessuto sintetico vergine, neoprene, polyester o altro. Anche qui ci sono aziende più attente che usano materiali naturali o riciclati.
Ecco un paio di idee che ci sono piaciute.
- Hunter – lo storico marchio inglese, produce stivali da pioggia e ad uso militare dal 1856, da quando il fondatore (inventore anche dell’odierno pneumatico per auto, brevetto poi acquisito da Dunlop) ha adattato il vecchio Hessian Boot (stivali militari da cavalleria leggera del 18esimo secolo di Hesse, Germania) creando quello che poi è divenuto il Wellington Boot, oggi sinonimo di stivali di gomma con un’allure più alla moda della comune galoscia. Prezzi ragionevoli, anche perché sono davvero durevoli. Hunter produce stivali di caucciù naturale e recentemente ha ottenuto la certificazione FSC. Il rivestimento interno è fatto con polyester riciclato ed eventuali fibbie sono in metallo.
- Acquo – per le modaiole disposte a spendere un po’ di più per un look impeccabile, questo brand sarà una rivoluzione nella gestione della pioggia! Stivali impermeabili eleganti, sotto al ginocchio con tacco 1,5 o 6cm, oppure alti fino a metà coscia. Di caucciù naturale e rivestimento interno in cotone.
- Merry People – azienda americana alla continua ricerca di metodi e materiali di produzione più sostenibili, quindi notevole e degna di menzione. Stanno passando al caucciù FSC e testando nuovi materiali bio-based per la soletta e il rivestimento interno. Noi aspettiamo.
- Rouchette – marchio francese attivo dal 1990 che produce stivali di caucciù (ma, attenzione, anche alcuni modelli di PVC riciclato – direte, ‘bene’, invece no, se volete evitare di indossare materiali potenzialmente tossici), che sperimenta rivestimenti interni in materiali alternativi, come alghe o cotone. Scegliendo un modello, leggete bene come sono composti ed evitate quelli con rivestimenti interni sintetici come il neoprene, per una maggiore sostenibilità sia nelle risorse utilizzate che nello smaltimento. L’azienda inoltre si impegna anche in diversi progetti a favore della protezione dell’ambiente e degli animali più vulnerabili.
Ci sono poi moltissimi altri marchi, anche meno belli e meno costosi, che producono stivali di caucciù naturale ma che non stanno facendo ancora abbastanza secondo gli standard di questo sito, per esempio non optando per caucciù FSC e usando ancora materiali sintetici vergini per gli interni.
Non fatevi assolutamente tentare da prezzi stracciati per stivali di PVC a basse prestazioni e durevolezza, meglio stivali durevoli, di qualità e sostenibili. Non fatevi poi ingannare quando i marchi scrivono ‘senza PVC’ in quanto di solito impiegano materiali come il SEBS, anch’esso sintetico ma forse solo meno dannoso per la salute. Non è accettabile neanche se il materiale non è al 100% caucciù (laddove viene indicato ‘in maggioranza caucciù’), in quanto difficilmente o per niente riciclabile a fine vita.
4.La mantellina per il cane è riciclata

Ora, in molti casi la mantellina per il cane si può benissimo evitare. Di cani ne vedo molti ogni giorno, ma per certe razze non ha molto senso. Quelli a pelo corto in genere si bagnano e poi si asciugano facilmente. Inoltre non sono in molti a portare davvero fuori il cane quando piove, quindi, per quelle poche volte, non vale la pena fare un acquisto pressoché inutile sprecando soldi e risorse.
In alcuni casi può essere utile, soprattutto per cani che, una volta bagnati, si asciugano difficilmente o per quelli più delicati di salute. Tuttavia, le comuni mantelline in commercio sono spesso giubbotti in materiali di origine fossile, misti e non riciclabili.
In questo senso per il momento mi sento solo di consigliare due marchi:
- Woo Raincoat – che utilizza scarti di lavorazione degli impermeabili cerati per umani (in materiale riciclato) per fare deliziose mantelline per i nostri amici a quattro zampe.
- Flotte – dove trovate una gamma molto varia di cappottini e mantellina pioggia per cani in 100% poliestere riciclato / R-PET - PU coating e interno in 100% nylon riciclato.
