Consigli ultra-pratici per trasformare le piccole abitudini quotidiane in gesti d'amore per la nostra salute, gli animali, le piante, il pianeta.

Zero rifiuti: organizzare la cucina
Evitare la plastica in cucina non è solo una questione ambientale ma anche di salute. Una cucina zero plastica è inoltre elegante, ordinata e a zero sprechi.
La nostra cucina è fin troppo piena di plastica: quasi tutti i cibi che oggi acquistiamo sono imballati nella plastica o, peggio ancora, in confezioni miste (plastica-carta, plastica-alluminio, plastica-bioplastica o altri materiali), passate a volte come packaging ecologico in quanto usano meno plastica (e quindi meno prodotti derivanti dal petrolio), ma che in realtà sono pure peggio, in quanto non sono riciclabili a causa dell’impossibilità di separare i materiali puri che li compongono.
Quindi cerchiamo almeno di evitare la plastica nella conservazione: stoviglie, contenitori, sacchetti, pellicole, bottiglie...
Ora, al di là della nostra bravura nel differenziare i rifiuti (e quindi alla possibilità che si ricicli questa plastica a fine vita), il problema è anche la conservazione stessa nella plastica, che cambia il sapore degli alimenti e li intacca con microparticelle e nanoparticelle di plastica o di prodotti trattanti e inchiostri tossici, che poi ingeriamo. Così non solo la plastica danneggia l’ambiente, ma anche la nostra salute.
Come la plastica danneggia salute e ambiente
Test recenti hanno rilevato micro- e nanoparticelle di plastica nel fegato umano, sospettate di avere un legame con malattie epatiche. Le nanoplastiche possono entrare nelle singole cellule fino al sangue e agli organi, raggiungendo perfino gli embrioni attraverso la placenta nelle donne in gravidanza.
Inoltre, diversi studi scientifici hanno dimostrato che tracce di microplastiche sono state rilevate in acqua potabile in diverse parti d’Italia, sia in acqua imbottigliata sia in acqua di rubinetto.
Gli studi evidenziano tuttavia 3 volte più particelle di plastica nelle acque in bottiglia (dove derivano dalla produzione e dalla bottiglia stessa) che in quella del rubinetto (dove derivano dalle microplastiche che disperdiamo in fiumi e mari e che possiamo evitare, non utilizzando plastica). Avanzati studi hanno rilevato in media 250.000 particelle di plastica per litro di acqua in bottiglia (ossia tra 110.000 e 370.000 per litro), di cui il 90% nanoplastica. Eppure, anche utilizzando tecniche all’avanguardia è stato possibile identificare appena il 10% delle particelle trovate.
Le microplastiche ingerite attraverso l’acqua in bottiglia possono accumularsi nell’organismo, causando effetti cronici. Ricerche indicano infiammazioni sistemiche, alterazioni del microbiota intestinale e potenziali interferenze con il sistema immunitario.
‘Sempre più ricerche stanno indagando i possibili effetti di queste particelle sulla salute umana, tra cui infertilità, disturbi cardiovascolari, aumento del colesterolo e possibili correlazioni con alcune forme tumorali’, avverte ProAcqua.
Oltre alle microplastiche, le bottiglie di plastica possono rilasciare BPA (bisfenolo A) e ftalati, noti interferenti endocrini. Questi composti mimano gli ormoni, influenzando fertilità, sviluppo e metabolismo.
In questo senso, scegliere acqua del rubinetto filtrata riduce significativamente l’ingestione di particelle plastiche, rappresentando un’opzione più salutare (esistono in commercio filtri NN con nanofiltrazione a fibra cava, che utilizzano membrane avanzate in grado di filtrare particelle fino a 0,01 micron).
Inoltre, ogni imballaggio, sacchetto, contenitore in plastica ha utilizzato risorse fossili preziose che si rigenerano troppo lentamente per quanto le consumiamo.
Se potete, verificate se nella vostra zona c’è un negozio di cibi sfusi e fornitevi lì. Mentre per il cibo fresco, ricercate un contadino che fa vendita diretta in fattoria. Questo ridurrà di molto gli imballaggi che vi portate in casa. In alcuni paesi, ci sono servizi di consegna a domicilio (anche in Gruppi di Acquisto Solidale o GAS) di cibo direttamente dal produttore al consumatore, in imballaggi ecosostenibili o sfusi.
Ma la plastica va evitata anche per tutti quei contenitori della cucina che entrano in contatto con cibi o bevande. Per quanto mi riguarda va proprio evitata per tutti i prodotti per cui è possibile evitarla. Ma iniziamo dalla cucina: ne va della nostra salute, dell’ambiente e anche dell’estetica della casa.
Conservare i cibi: il frigorifero

Per conservare avanzi di pranzi o cene, ci sono in commercio un po’ ovunque numerosissimi tipi di comodi e bellissimi contenitori in vetro con coperchio in bambù o in vetro, che non alterano i nostri cibi e potenzialmente riutilizzabili all’infinito (il coperchio in bambù in realtà ogni tanto va cambiato - riciclandolo con il legno -, non è facile mantenerlo sempre perfetto a causa dei lavaggi, del contatto con cibi umidi e dell’esposizione ai vapori che lo curvano).
Se preferite conservarli direttamente nella ciotola o nel piatto dove sono stati serviti o preparati, potete coprirli con un copriciotola (foto in alto) in canapa, lino o cotone con bordi elasticizzati, lavabile in lavatrice e riutilizzabile. Potete anche farli facilmente in casa con avanzi di stoffa naturale.

Mentre per avvolgere alimenti in tranci o fette (come formaggi, se li mangiate, verdure tagliate o qualsiasi cosa possa essere impellicolata), trovate facilmente in commercio pellicole in cotone cerato. Quella in foto, benché si chiami 'Bee's wrap', è vegana, prodotta con cera di candelilla, per evitare di disturbare le api, che hanno già i loro problemi.

Le verdure e la frutta possono essere conservate direttamente nei comparti appositi, eventualmente separati gli uni dagli altri da un sacchetto o una retina di lino o cotone. Sono sempre più disponibili nei negozi anche comodi sacchetti in rete di cotone, che possono essere utilizzati sia per l’acquisto che per la conservazione. Sono lavabili e non creano un ambiente umido all’interno, che fa ammuffire rapidamente gli alimenti.
I succhi, i centrifugati e le spremute di frutta o verdura fatti in casa, si conservano in frigorifero in bottiglie di vetro, lavabili in lavastoviglie, e vanno consumati rapidamente perché perdono in fretta le loro proprietà nutritive e le vitamine.
Per l'acqua del rubinetto da tenere in fresco, basta comprare una volta una bottiglia d'acqua in vetro, della forma che vi piace, e poi riutilizzare quella.
Conservare i cibi: il congelatore

A parte i cibi già imballati per la
congelazione, che vanno tenuti nella confezione originale per
garantirne la conservazione secondo la data di scadenza, potete
conservare gli avanzi o i cibi che volete congelare, magari
preparati da voi, in sacchetti
gelo biodegradabili e
compostabili.
Anche qui, ce ne sono
diversi in commercio. Io ho trovato al
supermercato questi di Cuki. Sono funzionali e durano esattamente
quanto quelli in plastica, ma non vanno ad aumentare i rifiuti
plastici e l’uso di composti derivanti dal petrolio.
Ovviamente, anche quando si usano prodotti meno impattanti, se non riutilizzabili, vanno usati con parsimonia. Con la disponibilità di cibo fresco delle nostre società moderne, non è necessario fare grandi scorte. Eviterete così sprechi e soprattutto di avere il secondo o terzo congelatore di casa, ché davvero non serve.
Conservare i cibi: la dispensa dei prodotti a lunga conservazione

Per tenere in ordine in modo armonioso i ripiani della cucina, potete acquistare vasetti di vetro con tappo in sughero (o riutilizzare quelli di prodotti già acquistati, avendo cura di sceglierli di forma graziosa e omogenei tra loro). Questo è particolarmente interessante se acquistate sfuso o se producete voi stessi alcuni alimenti (confetture, marmellate, sughi, funghi secchi, sottoli e sottaceti, etc).
Nei negozi di cibo sfuso, ma ormai anche in molti supermercati, potete portare i vostri contenitori (o dei sacchetti di carta, anche riutilizzabili) e farveli riempire, poi rinvasare a casa in modo ordinato per una migliore conservazione dei prodotti.
Tenere in ordine i ripiani della dispensa, aiuta anche a tenere sotto controllo le scorte ed evitare sprechi facendo scadere pacchi di alimenti che ci scordiamo di avere.
Se avete dei sacchetti acquistati da richiudere temporaneamente, evitate le clip di plastica, costose, spesso poco funzionali e inutilmente inquinanti. Usate delle semplici mollette da bucato in legno: sono più ecologiche e più belle da vedere.
Se vi servono elastici, riutilizzate quelli degli asparagi acquistati in negozio: non ne dovrete mai più comprare!

Per le spezie, acquistate fresche e sfuse nei mercati alimentari in sacchettini di carta, utilizzate dei piccoli vasetti tutti uguali per genere e tipo, così che risulti più facile la presa al momento di cucinare e che la loro vista sia esteticamente piacevole.
Conservare i cibi: la dispensa del fresco

Che lo acquistiate o lo produciate da voi a casa, il pane va conservato in sacchetti di cotone o lino. Tutt’al più nei sacchetti di carta originali. Mai nella plastica (nella quale non dovrebbe neanche essere acquistato) perché diventa raffermo in pochissime ore.
Lo stesso vale per grissini, i taralli e tutti i biscottati. Potete eventualmente lasciarli nella confezione originale che rimane aperta, ma riponeteli in una scatola di metallo per biscotti, ben chiusa, per conservarli croccanti più a lungo.
Le patate andrebbero acquistate sfuse e messe in un sacchetto di carta o di iuta, in un posto buio, fresco e secco. Le patate di oggi non durano più come quelle di una volta, che si conservavano in cantina anche per tutto l’inverno nei sacchi, ma così avrete almeno qualche possibilità che vi durino qualche settimana.
Anche aglio e cipolle vanno acquistati sfusi: le retine di plastica sono infatti quasi impossibili da riciclare. Una volta a casa, conservateli in un luogo fresco e asciutto dentro ad appositi vasi in terracotta o in vimini.
La verdura che non va in frigorifero, può essere conservata, come quella in frigo, in sacchetti di cotone, canapa o lino.
La frutta che non va in frigorifero, in un cesto di frutta (meglio in metallo facilmente lavabile e arieggiato), dove va controllata spesso, perché il marcire di un singolo frutto non faccia andare a male tutto il lotto.
I biscotti, anche quelli fatti in casa, si conservano fino a un paio di mesi in scatole di metallo pulite e chiuse.
